L’enorme costo delle strutture gerarchiche

CONTENUTO

L’enorme costo delle strutture gerarchiche.
Le tattiche del potere per sottometterci.
L’apatia.
Gli organismi multinazionali.
La situazione in Europa.
2008: attacco all’Europa.
Sono i popoli le radici della UE.
La libertà d’informazione.
La corruzione endemica del potere.
La condizione femminile.
============================================

.

L’ENORME COSTO DELLE STRUTTURE GERARCHICHE
(questo capitolo è stato iniziato nel 1998 e aggiornato al 2008, ma è tuttora attuale).

– Le strutture gerarchiche costano alla collettività più di quanto si possa immaginare e il costo non è solo finanziario, ma soprattutto sociale, economico e politico.
Ecco alcuni dati riportati dai media informativi relativi agli anni 1996 e successivi: la FAO, organismo internazionale che si occupa della fame nel mondo, utilizza l’85% delle sue entrate per la gestione dell’organizzazione stessa – dirigenti, edifici che li ospitano, impiegati – mentre il restante è destinato agli aiuti alimentari ai paesi più poveri, aiuti che spesso si perdono nel corso del trasporto per sottrazioni varie.
Negli Stati Uniti il costo della campagna elettorale di un presidente si valuta attorno a molti o moltissimi miliardi di euro.
Questi sono solo alcuni casi noti (ad esempio, più in piccolo, i ricavi di sottoscrizioni reclamizzate per aiuti umanitari o di ricostruzione sovente finiscono per l’80% alla struttura gerarchica organizzativa). Ma in generale i costi sono esorbitanti, vediamoli meglio.

 Le strutture del POTERE ASSOLUTO centralizzatore del passato, spesso sostenute da ideologie religiose di Stato, sono molto adatte allo sfruttamento dei lavoratori agricoli e dei poveri da parte dei possidenti. Difatti la ricchezza principale è data dalla terra e dal numero di lavoratori addetti, pertanto occorre possederne il più possibile per avere le chiavi del potere. Le entrate si basano su dazi e balzelli di ogni tipo. Il potere trasforma i mediatori in sovrani, capi, semidei, superiori, eroi, ma costoro sono la strada per ridurre all’uniformità la comunità. L’obbligare alla ‘migliore’ ideologia è l’alibi per instaurare una dannosa continua dittatura sul popolo.
Le strutture gerarchiche politiche sono ereditate oppure nominate dall’alto o elette da un consiglio ristretto; il popolo non ha voce in capitolo. Semidivinizzata è la distinzione in classi: nobili e plebaglia, grossi proprietari terrieri e lavoratori-servi, clero e laici, conquistatori e vinti. Gli assolutismi impongono il dominio con le catene dell’asservimento, dell’obbedienza, della paura generante nevrosi o depressione, della strumentalizzazione di qualsiasi espressione relativa alla politica, alla scienza, all’economia, alla fede, all’informazione, all’arte, all’istruzione, alla giustizia e a tutto ciò che unisce nella libertà. Per accrescere il loro potere o per la sua conservazione sterilizzano tutte le espressioni suddette, senza disdegnare per questo eccidi, olocausti e guerre. Sono tutti in mano al capo i poteri esecutivo, legislativo, giudiziario, economico, militare, dell’informazione; la religione è di Stato.
IL COSTO DEL POTERE ASSOLUTO, riassumendo, è l’indigenza di gran parte della popolazione (80-95% di poveri), l’assoggettamento completo dei singoli e delle comunità ai ‘superiori’, l’impedimento oppure la soppressione violenta di ogni manifestazione delle capacità, intelligenza e libertà umane, il numero enorme di vittime per eccidi, olocausti, guerre.
Nel secolo XX il totalitarismo è basato piuttosto su ideologie sociopolitiche e produce anch’esso milioni di morti fra le popolazioni, basta pensare a Hitler, Stalin, Pol Pot, ecc.
Per difendere o aumentare il proprio potere, i capi scatenano odio e persecuzioni, come conseguenza delle discriminazioni di tipo etnico, razziale, religioso, politico, culturale o sociale da essi stessi fomentate o create.

 La rivoluzione industriale viene realizzata in alcuni paesi e porta ricchezza ai capitalisti. Questi cercano di scalzare il vecchio potere assoluto delle monarchie e dei nobili, favorendo al loro posto propri rappresentanti, eletti solamente da votanti con alto reddito. Si opera la separazione fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, fra quello civile e religioso. È il raggiungimento della DEMOCRAZIA DI CENSO (ha alcune analogie con la democrazia dell’antica Grecia). È data preminenza al monopolio e al colonialismo. La distinzione in classi è soprattutto fra ricchi padroni e lavoratori sottoposti, fra colonizzatori e popoli sottomessi.
IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA DI CENSO è l’indigenza di una notevole fetta della popolazione (60-80% di poveri), lo sfruttamento degli operai, anche bambini, e delle colonie, in particolare per le materie prime e le vie commerciali, la discriminazione stressante delle classi meno abbienti, la possibilità solo per pochi di sviluppare le proprie capacità. Per difendere o accrescere la sua ricchezza, il capitalismo ricorre alquanto a eccidi o guerre.

 D’altra parte la fabbrica facilita di per sé il contatto fra i lavoratori e quindi la circolazione delle idee – agevolata dalla diffusione della stampa – e l’unione nella lotta contro il potere economico-politico. Dopo grossi sacrifici dei cittadini e lunghe battaglie sindacali, è conquistato il SUFFRAGIO UNIVERSALE e, in seguito, un certo benessere per larghi strati della popolazione. Tale miglioramento, a sua volta, favorisce un maggiore consumo, più vendite e, conseguentemente, un incremento della produzione e dell’occupazione.
La DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA offre delle possibilità all’iniziativa individuale e propugna il libero mercato, ma richiede un certo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo. I poteri politico, economico e dell’informazione sono separati, anche se in pratica si verificano, per l’imperfezione del sistema, delle connivenze sostanziali. Difatti il potere economico ha un’influenza preponderante sulla vita politica. I cittadini sono condizionati dai partiti e questi, spesso, da gruppi di potere o da interessi economici.
È da rilevare che, in generale, le strutture gerarchiche delle imprese private sia delle grandi o medie sia delle multinazionali, non sono elette secondo le regole della democrazia rappresentativa, ma sono ereditate oppure acquistate o nominate dall’alto o decise da un consiglio ristretto di proprietari. Il popolo non ha voce in capitolo.
Nella politica conviene che le cose restino come sono, in sostanza poche sono le differenze di programma dei grossi partiti e di frequente non è rispecchiato il pensiero del popolo, il quale deve solamente meditare su chi dare la preferenza tra i ‘rappresentanti preselezionati’ dai capi, in genere soltanto due. E se nessuno dei due è soddisfacente?
Tale scelta ristretta presenta molti pericoli, tanto più in presenza del ‘maggioritario’ (che facilita molto i brogli elettorali, giacché sono sufficienti pochi voti in più per avere una forte maggioranza non proporzionale al parere espresso dai cittadini) o dalla mancanza di ballottaggi.
In qualche caso è creato un ‘business party’, ossia un partito che ‘legalmente’ dirotta soldi dello Stato, vale a dire dalle tasche dei cittadini, per impinguare occultamente consorterie particolari, sovente anche attraverso remunerazioni stratosferiche a top manager e consulenti di parte o appalti assegnati a cifre eccedenti. Il guaio più serio si ha quando, pur non essendo imposto il partito unico, vi è quello bi-unico, con pochi ricchi che tirano i fili di svariati partiti anche dell’opposizione.
Il sistema permette l’infiltrazione di dirigenti in odore di corruzione in svariati posti chiave privati, pubblici, politici oppure che partiti contrapposti si accordino per spartirsi la torta: tanto le decisioni che riguardano la comunità spettano solamente a pochi titolati – basta riuscire a pilotare questi pochi, in un modo o nell’altro – e non ai cittadini, i quali sono così alla stregua di incapaci di intendere o volere … alias di scemi! Il duopolio politico può essere dannoso quanto il monopolio.
La democrazia rappresentativa ha altri due difetti, che sono i mezzi usati dal potere: quello della politica spettacolo, senza progetto, non coerente, adatta al lavaggio asettico del cervello, e quello della burocrazia, lenta, conservatrice, che preferisce un’immobilità di governo.
Come in tutte le strutture gerarchiche, sono deviati gli interessi della gente verso il ‘mito’ – la mitologia del potere – verso colui cioè che ha grande successo, che è un divo, che realizza grosse entrate, che sa inquadrare masse plaudenti, che ‘primeggia’. E tutti gli altri restano in sott’ordine. L’educazione e lo spettacolo sono volti a portare avanti questo convincimento (a puro titolo d’esempio, nello sport una squadra soltanto vince il campionato, la prima, osannata, e tutte le altre sono perdenti, se non derise. Perché non portiamo avanti dei giochi dove ha primaria importanza la collaborazione e si vince quando si riesce a far emergere o a far superare degli obiettivi a quante più squadre o più persone è possibile? Una vittoria non è per divinizzare il vincitore, ma è l’occasione per dare a tutti una conoscenza nuova di emancipazione o un metodo migliore di tecnica o di comportamento. D’altra parte è bello essere contenti dei punti fatti dagli altri come di quelli fatti da noi!).
Anche in caso di federalismo sono i capi locali che decidono per i cittadini. Da qui discende pure la disaffezione alla politica.
Per ottenere qualcosa i cittadini devono, ed è necessario, fare manifestazioni, organizzare lotte sindacali, perdere molto tempo in azioni che incontrano grossi ostacoli o che frequentemente non raggiungono i risultati. Se possono decidere direttamente loro col proprio voto sulle difficoltà che li riguardano, non c’è bisogno di quell’impiego di forze e risorse umane, che altrimenti sono tutte energie e tempo sprecati.
Da non dimenticare mai che i difetti di tale struttura possono permettere a ‘minoranze forti’, anche favorite da leggi maggioritarie, di conquistare il potere in senso totalitario o parzialmente totalitario, con gravissimo danno alla maggioranza dei cittadini e alla stessa democrazia (come succede nel XX secolo in vari Stati d’Europa e fuori).
Organizzazioni potenti ‘segrete’ possono infiltrare loro affiliati nei maggiori partiti sia governativi sia dell’opposizione e nei posti chiave di grosse aziende, occupando col tempo anche le massime cariche istituzionali o instaurando monopoli, sminuendo in modo inquietante, a favore dei loro fini, la democrazia, i diritti, l’economia, l’informazione e il popolo. La massa, votando per l’un partito o per l’opposto, favorisce comunque inconsapevolmente candidati della medesima lobby e gruppo economico oppure fortemente condizionati a motivo del massiccio finanziamento delle campagne elettorali; come alquante volte avviene.
Problemi analoghi possono aversi alle elezioni primarie del rappresentante di un partito.
IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA è dato quindi dall’indigenza di una consistente porzione della popolazione (10-20% di poveri nelle democrazie più avanzate), dallo sfruttamento dei lavoratori meno protetti, dalla possibilità di esprimersi solo ai più furbi nel fare carriera o nell’imporre i propri interessi o nell’inquadrare masse anonime, da tanti ‘capi’ ma assai pochi uomini-guida che sappiano portare avanti il bene sociale, dall’imperfetta trasparenza delle decisioni, dall’impedire alla popolazione il diritto di attuare la propria volontà in maniera risolutiva sulle principali necessità e sulle leggi che la riguardano, dal non permettere lo svilupparsi di tutte le potenzialità intrinseche degli individui.
È costo da pagare anche il pericolosissimo degrado ecologico del pianeta per l’abuso operato dalle imprese nazionali e multinazionali. Il capitalismo, per difendere o accrescere i propri profitti, non disdegna lo sfruttamento dei paesi poveri, eccidi o guerre locali.

.
LE TATTICHE DEL POTERE PER SOTTOMETTERCI

Per tenere le persone sotto le strutture gerarchiche – anche nelle democrazie rappresentative – sono utilizzate varie tecniche, oltre a quella del bastone e della carota, affinate in migliaia di anni di potere. Il poeta e critico francese Paul-Ambroise Valéry così ironizza: “l’arte del potere è di impedire al popolo che s’interessi di ciò che lo riguarda”.
Possiamo riconoscere i falsi profeti, quando qualcuno o un gruppo organizzato al potere (o che a questo aspira) diffonde o pratica le ‘verità’ qui appresso riportate: quel tale o quel gruppo è, chi più chi meno, riduttore della democrazia e dei diritti civili.

 Non rendere i cittadini consapevoli, tenerli nell’ignoranza, fare in modo che non vi sia emancipazione democratica né che si possa prenderne coscienza.
 Travisare le informazioni, non fare conoscere o distorcere la verità, omettere notizie sulle iniquità del potere, non rendere agevolmente pubbliche e trasparenti le decisioni. Dichiarare al popolo di voler fare una cosa e deliberatamente all’ultimo istante operare in maniera diversa; lanciare programmi costituiti da frasi vuote o da promesse fasulle per gli anni futuri.
 Ammettere il grande monopolio privato, in specie dell’informazione e delle telecomunicazioni (stampa, tv, radio, cinema, telefono, pubblicità, editoria, controllo reti).
 Nei media, dirottare in maniera sistematica l’interesse della gente su trasmissioni vuote o insulse, su cronaca nera che provoca una sottile insicurezza, su casi singoli patetici, dolcificando il tutto con musica e sport, con alcuni personaggi noti, cercando di ridurre i cervelli a un senso critico da tredicenni.
 Limitare la libertà di pensiero, d’iniziativa, di spettacolo, d’informazione, di internet, di attività democratiche, di sciopero, di ricerca e formazione tecno-scientifica; emarginare le migliori personalità non allineate al potere.
 Ignorare, diffamare o impedire il diritto di attuare tutti insieme direttamente la nostra volontà, con effetto esecutivo immediato, sulle leggi e necessità comuni.

 Elogio perenne o quasi dei capi al potere, esaltazione delle loro qualità e delle loro insignificanti azioni personali. Inviti, anche con tono gentile o paterno, a lasciar fare ai capi, non intromettersi (non pensare), ma stare quieti, in ‘serenità’, preferibilmente zitti.
 Mitizzare i personaggi viventi del potere e quelli, se morti, del contro potere, così tutto è uniformato nel mito con relativa distorsione della realtà democratica; di questa resta soltanto un miraggio e la gente viene depistata nell’astratto innocuo. Far credere che sono voluti da dio o da un’ideologia o da una civiltà superiore, abusi, ingiustizie, discriminazioni e violenze dei capi.
 Farsi amico dei personaggi più potenti per sfruttare a esclusivo personale vantaggio la situazione.
 Aumentare sempre le proprie ricchezze per avere più potere, anche con sfruttamento, danni ecologici, danni economici, corruzione, intimidazioni di tipo ‘mafioso’ alle società e ai personaggi che non stanno con loro, dirottamento dei soldi pubblici, diffusione di false notizie finanziarie, guerre locali. Mantenere il conflitto d’interessi.

 Organizzare brogli elettorali, utilizzando varie tecniche, nelle fasi precedenti, contemporanee o successive al voto, in modo da falsare i risultati delle elezioni e ribaltare la volontà espressa dai cittadini. È un gravissimo sintomo di antidemocraticità, di malgoverno e di presa in giro della popolazione.
 Abolire dall’alto il segreto del voto in parlamento, nelle decisioni delle assemblee politiche e amministrative pubbliche.

 Culto dell’obbedienza, culto delle regole del potere; ciò che non va bene è dovuto agli avversari o a fatalità esterne.
 Generare paura e stress ai sottomessi con regole astratte, con notizie ad hoc, con falsi allarmi, con (remote possibilità di attacchi, con finte ‘verità’ anche ideologiche o religiose, con accuse non vere,con condizionamenti, arresti, persecuzioni, ecc.
 Fare proprie del potere, ma stravolgendole a proprio favore, le idee socialmente valide, ovvero erigersi a paladini del bene comune o della maggioranza per lasciare le cose come stanno.

 Dividere (‘divide et impera’), isolare, diffamare, operare prepotenze contro chi cerca la verità, la giustizia, la vera democrazia, contro chi evidenzia la corruzione del potere.
 Imporre la distinzione fra le persone a seconda dell’etnia, della religione, della civiltà, della lingua, della razza, del sesso, della cultura, del vestire, della partecipazione, ecc., facendo credere ai componenti del proprio gruppo che loro sono superiori agli altri ed emarginando, tenendoli nelle ristrettezze, i ceti meno considerati. Ingiungere a determinate persone non militari di indossare all’esterno abiti uniformi.
 Volere o avere polizia o forze (para)militari particolari al fine di tenere sotto stretto controllo, con abusi anche gravi, in certi casi addirittura con torture, i gruppi di cui sopra e, in effetti, ogni cittadino.
 Non impedire episodi negativi oppure provocarli o architettarli, per accusare le vittime o per giustificare interventi militari.

Questi sono alcuni dei cento modi per buggerarci e, in un modo o nell’altro, volenti o nolenti, sono tutti costi da pagare. L’arte del potere, sia laico o religioso, monarchico o repubblicano, politico o economico, nazista o comunista, capitalista, militare, populista, ecc. utilizza strumenti sperimentati, anche se espressi sotto forme diverse, tra cui la sottomissione, la paura, il senso di colpa, la violenza, lo stress, la mitologia del capo, il ricatto economico o sociale, la corruzione, la condanna di certi gruppi etichettati ‘il male’, l’arricchimento di una cerchia ristretta, lo sfruttamento e il trattamento da minorati della massa, l’obbligo di obbedienza comunque, il monopolio delle informazioni, l’inganno o la diffusione di ‘verità’ inquinate, la guerra ‘giusta’ (che sostituisce il termine obsoleto di ‘santa’), il dichiararsi rappresentanti di una ideologia o civiltà fatta ritenere a torto o a ragione superiore.
Ma il DNA profondo del virus del potere, che costituisce lo strumento fondamentale di ogni potere, è LA STRUTTURA GERARCHICA: per mezzo suo può essere prodotta la distinzione organizzata fra inferiori, che devono ubbidire, e superiori che decidono e comandano. Allo sdoppiamento operato dal ‘virus’ è dovuto il ‘male oscuro’ dell’organismo sociale umano.
Difatti il potere cerca dapprima d’impedire che ogni idea socialmente valida sia conosciuta al largo; se non riesce a fermarne la diffusione, cerca d’imbrigliarla nella propria struttura gerarchica, la quale può annacquare qualsiasi valore sociale o democratico, rendendolo inefficace o nullo. Sovente il potere utilizza questi valori come schermo facendosene paladino, per confondere le idee di chi non conosce le sue tattiche o strategie.
In altre parole il potere, nel corso del tempo, modifica le sue manifestazioni esterne e varia le forme, ma nella sostanza è sempre lo stesso: come tutti i virus si modifica per combattere le immunità acquisite contro di lui dall’organismo sociale e in tal modo può continuare a esercitare la sua azione di suggestione sul popolo. È come dire: il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Il popolo non vuole indigenza, ingiustizie, violenza, guerre, scontri tra gruppi o etnie, assoggettamento, ambiente invivibile, ma, se tali cose persistono, sono i capi che fanno restare nell’indigenza, sono i capi gerarchici che producono ingiustizie, sono i capi e i capetti gerarchici che vogliono violenza, sono i capi gerarchici che fomentano le guerre, sono i capi gerarchici che esercitano l’assoggettamento, sono i capi che rovinano l’ambiente.
Il potere dei capi, in generale, nel 10% dei casi è assai dannoso, nel 25% è dannoso, nel 35% è discretamente dannoso, nel 20% è il meno peggio, nel rimanente 10% è tollerabile.
Un altro fatto che si ripete in ogni organizzazione pubblica o privata, la quale si dà una struttura strettamente gerarchica, anche se istituita per scopi validi, è che a lungo andare i membri danno sempre più importanza all’organizzazione stessa piuttosto che al fine per cui questa è nata (la chiusura mentale è un pericolo dei gruppi organizzati), favorendo quasi inconsapevolmente, a scapito delle persone, il potere dei loro capi.

.
L’APATIA

Citiamo due considerazioni di Charles de Tocqueville: “nella democrazia rappresentativa i diritti e gli interessi dei singoli sono sempre in pericolo se il potere giudiziario non ingrandisce di pari passo con l’eguaglianza delle condizioni”.
E “la vera causa della tirannia non è necessariamente il dispotismo o l’anarchia, che naturalmente fanno paura, ma è l’apatia generata dall’occuparsi solamente dei propri interessi che costituisce un grave problema. Allorquando si genera una condizione di apatia, bastano poche truppe ed episodi sporadici per esercitare oppressione; poche persone violente sono in grado d’intimidire e indurre al silenzio. Nell’apatia una forma di tirannide può espandersi poiché nessuno s’oppone: un nemico della democrazia è il silenzio della solitudine e dell’apatia”.
Occorre fare delle precisazioni a tale proposito. Il potere conosce bene i mezzi per ridurre al silenzio la maggioranza: è l’apatia che deriva dalle devastazioni operate nel tempo dal potere logorante sul DNA sociale degli individui. La massa affetta da questa modifica – una patologia paralizzante di nome omertà – deve subire passivamente le azioni dei capi, anche perché chi si oppone al loro dominio è oggetto di repressioni o comunque non porta effetto alcuno. Non confondiamo i malati con la malattia, non sono da giudicare i malati, è una strada sbagliata: è la malattia che bisogna sconfiggere. E non basta fare una giusta diagnosi del male e delle sue cause, si deve applicare la cura idonea, efficace: la popolazione non è inetta o insensibile, ma manca della struttura fondamentale per esprimere con valenza esecutiva la propria volontà. Se gli uomini vogliono arrivare sulla luna, devono realizzare un valido strumento adatto allo scopo, ossia un veicolo spaziale pienamente funzionante. Analogamente necessita una decisa azione per REALIZZARE LA PIENA AUTORITÀ DEL POPOLO COME ISTITUZIONE GIURIDICA, il vaccino più efficace contro il virus del potere, la cura migliore contro ogni forma di patologia sociale, la sola che può suscitare interessi generali concreti ed efficaci.
Dare la colpa alla massa porta a un vicolo cieco, non dà alcuna soluzione. È come incolpare della loro condizione, ad esempio, gli schiavi neri delle piantagioni americane, quando solo mettere un piede fuori del territorio dei padroni significa farselo tagliare se non essere ucciso. Gli organismi gerarchici del potere non permettono liberazione e inculcano sempre l’idea che il popolo sia incapace o colpevole o ignorante o inferiore o peccatore o indolente o incompetente o indifferente o violento o minorato o inaffidabile o selvaggio o stupido (popolo bue) o servile o inconcludente o fisiologicamente inadatto, ecc., ecc. Fa parte delle tecniche di costrizione psicologica. Non cadiamo nel loro depistaggio, faremmo sia pure inconsapevolmente il loro gioco, ed è proprio quello che vogliono. La guerra fra sottoposti e come la guerra fra poveri, consolida solo il sistema di potere.
Anche al tempo del Nazareno vi sono i ‘malati’ di indifferenza. Egli afferma di venire non per i sani, ma per la massa dei malati e “chi non è contro di noi è con noi”. Sono loro la materia prima, e dà loro una cura nuova, uno strumento concreto: l’autorità della comunità, che porta salvezza e consapevolezza, liberazione e unione. E aumenta la moltitudine dei seguaci. Conferma San Paolo che la pienezza dei tempi si ha quando “sono annientate tutte le strutture di potere e le forme di dominio”.

.
GLI ORGANISMI MULTINAZIONALI

La globalizzazione, tra il II° e III° millennio, si occupa di economia e di sviluppo del commercio a qualunque costo pur di portare ricchezza alle aziende multinazionali, all’alta finanza e alle maggiori potenze mondiali. Si occupa di politica a favore dei gruppi di potere degli Stati più forti, usando lo sviluppo biogenetico e tecnologico solamente ai fini del profitto di quelli.
Le grandi potenze snobbano la stessa ONU con l’accusa di non saper risolvere le crisi locali, mentre sono frequentemente loro che impediscono il progresso democratico e dei diritti umani in molti paesi poveri, pur se abbondanti di materie prime. Col G8 pochi ‘grandi’ della terra decidono per sé e per la moltitudine dei piccoli, esautorando l’ONU e prescindendo dalla democrazia.
I poteri economico-finanziari come la Banca mondiale (fondata nel 1944), il Fondo monetario internazionale (FMI, 1946), l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, 1961), l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO, 1995) non hanno alcun controllo sopranazionale.
L’organismo politico che determina il valore della moneta è un organismo privato: 5-esperti-5 decidono per l’intero pianeta.
Il PIL delle multinazionali è nel 2001 il 33% di tutto il PIL del globo. 420 (quattrocentoventi) ‘paperoni’ arcimiliardari possiedono il 50% della ricchezza del pianeta. 350 (trecentocinquanta) multinazionali dei paesi ricchi sono le protagoniste del 40% del commercio globale.
Per fare un esempio, seguendo la logica del profitto, le grandi case farmaceutiche impongono sui loro prodotti un prezzo, che è esorbitante per i popoli dei paesi poveri, i quali devono così pagare con la vita. Per la porzione più orrendamente cinica del potere è un modo per diminuire il numero dei poveri. Se non si pone un rimedio vero a ciò, rischia anche il resto dell’umanità.
La libertà di scambio della valuta è di stimolo per l’economia del globo: dagli anni Settanta al Duemila il commercio mondiale di beni e servizi non finanziari mostra un incremento del 400%, mentre quello finanziario aumenta addirittura del 10.000%. Questo movimento di capitali genera un mercato speculativo abnorme, dove non solo le banche, ma anche aziende che, invece di vendere beni e servizi, cercano il guadagno facile con le transazioni finanziarie (vendita/acquisto di azioni, titoli, valuta), ottenendo grossi profitti, ma anche perdite ingenti. Gli Stati bersagliati dalla speculazione si vedono aumentare i tassi sui debiti internazionali per il maggior rischio che corrono, aumentando il debito stesso e le difficoltà: dove si verificano tali crisi, il libero scambio di capitali, invece di promuovere lo sviluppo, lo frena o l’impedisce, ancor di più se abbinato alla corruzione del potere (il caso del ‘fallimento’ dell’Argentina è emblematico).
Nell’anno 2001, ad esempio, gli scambi internazionali riguardano il 5% dei capitali per il commercio di beni e servizi reali e il 95% per gli scambi finanziari. Le imprese che producono beni e servizi assumono così sul mercato un ruolo sempre più secondario, condizionato dalle banche centrali e dai grandi istituti finanziari. Le aziende cercano di porre rimedio mediante acquisti o fusioni transnazionali, ma senza incrementare per questo le loro capacità produttive.

* * * *
Al momento presente – scriviamo questo all’inizio del III millennio – si sta cercando di instaurare una dittatura finanziaria, particolarmente sofferta dai paesi latino-americani, col dominio di un potere bancario internazionale, che strangola gli Stati emergenti, oltre a quelli del terzo e quarto mondo, con l’usura del debito estero, con barriere commerciali e col crollo dei prezzi dei prodotti venduti da questi.
Gruppi politici affaristici transnazionali e la speculazione selvaggia mascherano con falsi conti situazioni disastrose, provocando rovine improvvise di Stati, di grosse imprese, di banche, di Enti pubblici, di masse di risparmiatori, mentre creano potenti trust per il controllo del mercato nazionale e internazionale, dei mezzi d’informazione, della pubblicità e di internet. Una casta di dirigenti ‘globali’ usa per i propri intenti i fondi, le assicurazioni e i soldi versati dai lavoratori di ogni tipo, ignorando gli interessi generali. Uomini ‘forti’ cercano di ridurre, con appigli vari, le conquiste democratiche, usando anche l’intimidazione, la violenza dissimulata, la corruzione.
Ricordiamo in proposito le parole di Ted Kennedy: “con le minacce vogliono ridurre al silenzio chi si oppone e tentano di costringere chi dissente a sottomettersi. Detti gruppi e grandi produttori di armi (i neo signori della guerra occidentali) richiedono continue guerre locali per aumentare la loro potenza, facendo sentire le urla dei falsi patrioti, suscitando l’appoggio più o meno palese di fondamentalismi politico-religiosi, cui se ne contrappongono altri”.
E Barack Obama, prima di essere presidente, ribadisce che le enormi associazioni di affari, che amministrano con l’informazione alterata ed il falso in bilancio, hanno il potere di comandare al palazzo del governo mediante un intenso lavoro delle lobby, che fanno emettere leggi di favore per cui tutto o troppo va a favore di pochi.

Il banchiere americano John Perkins nel suo libro ‘Confessions of an economic hit man’, titolo che letteralmente si traduce: ‘Confessioni di un picchiatore economico’ – hit man è il mercenario assoldato dalle ditte o da cosche mafiose per bastonare i lavoratori in sciopero – rivela che per molti anni viene ingaggiato dal suo governo con la mansione di risucchiare le ricchezze degli Stati poveri. Egli è inserito in una società finanziaria privata, per non coinvolgere il governo nel caso che sia scoperto il gioco, e deve concedere ad altri paesi dei prestiti molto superiori a quanto questi possono effettivamente rimborsare: la clausola fondamentale è che il finanziamento sia utilizzato per stipulare contratti con multinazionali soprattutto americane, in particolare con imprese di costruzioni e petrolifere.
Il denaro è concesso dalla Banca mondiale o dal Fondo monetario internazionale che in tal modo va a finire nelle casse dei privilegiati capitalisti USA (è un enorme aiuto a certe loro ditte, specie per progettazione e costruzione di infrastrutture industriali, centrali elettriche, oleodotti, ecc.), mentre agli abitanti del paese povero rimane da pagare lo schiacciante debito con i connessi interessi, rimborso che spesso non sono in grado di effettuare. In tali casi le multinazionali sfruttano ulteriormente il paese, con la cessione a quelle di ricche zone minerarie, di pozzi petroliferi, di importanti aziende, di aeroporti, di basi militari, con l‘avere voti favorevoli dei governanti del paese presso i grandi organismi internazionali. Ad esempio all’Ecuador inadempiente chiedono di cedere loro una grossa fetta della foresta amazzonica ecuadoriana per utilizzarla ai loro fini.
Se un governante non sottostà al volere degli sfruttatori economici – è sempre John Perkins che scrive – vi sono altre soluzioni, distinte in tre gradi successivi, che richiedono altresì l’opera della Cia:
1) fomentare un golpe per rovesciare il governo (vedere Salvador Allende in Cile);
2) se il golpe non riesce, ricorrere all’uccisione, possibilmente ‘accidentale’ (vedere Omar Torrijos, dittatore di Panama, che vuole la restituzione della sovranità del canale e redige un accordo col Giappone per costruirne un secondo);
3) se pure l’assassinio fallisce, l’ultima soluzione è la guerra locale, giustificandola con motivi più o meno validi o preconfezionati, se non addirittura falsi (vedere l’Iraq e Saddam Hussein, con i suoi 20 sosia, per cui non ha esito il punto 2).
Come conseguenza di queste strategie coordinate le popolazioni povere subiscono offese, discriminazioni, mutilazioni, morte, torture, sfruttamenti, devastazioni ambientali.
Afferma Perkins: “in molti casi sostenere una crescita economica fa arricchire soltanto quei pochi che sono in cima alla piramide, mentre non fa nulla per coloro che stanno in fondo, se non addirittura spingerli ancora più in basso. In realtà, promuovere il capitalismo genera un sistema che somiglia alle società feudali del medioevo”.

Anche a Stati occidentali sono inferte gravi riduzioni di democrazia e di diritti civili, tra l’altro con l’infiltrazione di loro ‘adepti’ nei posti chiave di molti partiti – di centro, di destra, di sinistra – e nelle stanze di ogni forma di potere; in certi casi brogli elettorali drammatici o hackers informatici (anche stranieri) falsano il voto, sacro, dei cittadini. A livello internazionale stanno riesumando una democrazia di censo, se non peggio, perché è una democrazia apparente, che rappresenta multinazionali e lobby finanziarie, non il popolo.
Siamo al colpo di coda del dominio di pochi e di proprietari privati arciricchi: conscio della potenzialità dei cittadini che le nuove scoperte permettono di sviluppare, il potere oligarchico o plutocrate si dichiara LUI il ‘rappresentante’ della democrazia, che viene così mitizzata e magari trasformata in farsa per votazioni non trasparenti, mentre abolisce conquiste consolidate di diritti e libertà democratiche e cerca di portare il dominio globale sul pianeta, a volte in nome di una ‘civiltà’ superiore (dove la parola ‘civiltà’ sostituisce quella obsoleta di ‘razza’), velatamente o palesemente appoggiato da gerarchie religiose ultraconservatrici. La paradittatura camuffata di fresco così può senza tema colpevolizzare le dittature anteriori delle oppressioni subite dalle popolazioni nei decenni precedenti (attenzione, Costantino insegna! – ndr).
Citiamo ancora una volta Shakespeare: “è cosa eccellente avere la forza di un gigante, ma è tirannico usarla come un gigante”.
Le ingiustizie che derivano da questo complesso di fatti sono foriere di rivolte e gravi attentati, con danni che possono riversarsi sugli stessi colossi dell’economia globale.
Ripetiamo le parole di Barack Obama, espresse nel corso delle primarie USA (2008): “il prossimo futuro che abbiamo da affrontare ci porta due guerre in corso, la minaccia del terrorismo, un’economia che sta crollando, la grave crisi dell’assistenza sanitaria, la devastazione ambientale”.

Ricordiamo che agli inizi del XX secolo gli USA fanno un grande passo in avanti nel progresso tecno-scientifico ed economico per la vittoria contro il potere dei grandi trust, contro la corruzione e lo sfruttamento operaio, vittoria che accentua la libera iniziativa e la concorrenza fattiva. Il monopolio di pochi o di mafie occulte porta necessariamente al ristagno e al regresso dell’economia, dei valori democratici e, di conseguenza, della civiltà.
La giustizia socio economica e politica deve superare l’egoismo miope del capitalismo centralizzatore così come la rigidità fallimentare del collettivismo.
In una prima fase si rende pertanto necessario allargare il potere decisionale degli enti internazionali a tutti i paesi coinvolti o interessati per avere una democrazia di partecipazione e, soprattutto, occorre dare voce autorevole e definitiva direttamente alle popolazioni, sia a quelle sviluppate sia a quelle povere, per una genuina democrazia istituzionale a decisione diretta, in cui ognuno è protagonista.
Solo in tale modo si costruisce un sistema basato sulla logica della cooperazione e solidarietà vicendevole, del progresso sociale ed economico, della pace, dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile, della trasparenza, e non sulla logica della speculazione, del profitto egocentrico, delle associazioni deviate, logica deleteria per la maggioranza della popolazione planetaria.

.
LA SITUAZIONE IN EUROPA

Per quanto riguarda l’Europa, riportiamo un compendio del pensiero espresso da Kenneth Loach, noto regista inglese di cinema e tv, nel corso di varie interviste sulla situazione di una ventina di anni fa.
“Desidero che sia manifesto a tutti uno scenario politico ed economico il quale ci sta trascinando in rischiose e malsicure situazioni, coinvolgenti l’intera società oltre che direttamente la classe lavoratrice. È nota l’azione che stanno intraprendendo le grandi società private per influire, col consenso di organismi politici, su tutti gli aspetti della nostra vita, tenendo esclusivamente presente il loro guadagno economico.
Per fare un esempio negli ospedali britannici nessuno lavora più per il servizio sanitario pubblico, è tutto appaltato ad agenzie che procurano persone per un breve periodo, le quali così appaiono statisticamente non disoccupate. Da un’indagine di marketing risulta che in Scozia molti studenti, invece di studiare, hanno un’occupazione part-time a tempo determinato con una paga bassissima, l’equivalente di 2,50 euro l’ora, mentre i loro genitori sono disoccupati perché non trovano chi li assume. Le aziende grandi e medio-grandi riducono così le spese, danneggiando nel contempo tantissime famiglie, mentre il governo non sa trovare rimedi: è un problema che praticamente affligge tutta l’Europa.
Il programma relativo al welfare socialdemocratico è da tempo in crisi e da allora si assiste a questa trasformazione nel campo del sociale, dell’educazione, della sanità. Nella situazione attuale i governi sia di destra sia di sinistra appoggiano più o meno apertamente le grandi società che stanno impadronendosi di ogni angolo della nostra vita.
È un contesto molto difficile per i lavoratori, giacché dovrebbero organizzarsi in una struttura o in un movimento politicamente nuovi, per portare avanti le loro richieste e i loro diritti.
Occorre sviluppare forme più avanzate di democrazia – sono sempre concetti espressi da Ken Loach – per contrastare e superare l’imposizione sociale che sta prendendo piede. Finora abbiamo solo dichiarazioni di persone oppure gruppi critici, ma non la possibilità di esprimere elettoralmente nuove idee.
I sindacati sono indeboliti dall’azione dei neocon o dei neoliberisti e dall’assenza di grandi obiettivi, per cui non sanno opporsi con fermezza alle privatizzazioni, tutto al più difendono le pensioni. Non c’è ormai un’incisiva lotta politica: se non la fanno né i sindacalisti né i politici allora la debbono fare i cittadini, ma in quale modo, dato che la maggior parte non ha esperienza né una capacità politica?”.
La nostra risposta è lottare per la conquista della piena democrazia diretta.

.
2008: ATTACCO ALL’EUROPA

Un noto giornalista americano indipendente, esperto del sistema finanziario internazionale, svela che nel 2008 è decisa la crisi europea, al fine di evitare il crollo del dollaro; gli speculatori hanno puntato tutto sui credit default swaps (CDS), che distruggono la più grande compagnia assicuratrice del mondo, l’AIG. Successivamente, nel febbraio 2010, si tiene un incontro di persone di grande influenza, che si accordano sulla strategia da seguire per evitare una grande ondata di vendite di dollari da parte delle Banche centrali e il conseguente crollo di tale moneta.
L’unico modo per rafforzare il biglietto verde passa, secondo loro, attraverso un attacco all’euro. Non è possibile un attacco frontale contro una moneta molto forte, così gli speculatori, fra cui certi protagonisti della distruzione della Lehman Brothers, cercano i fianchi più deboli del sistema europeo e li individuano nel mercato dei titoli di Stato dei piccoli Paesi del Sud Europa, dove è possibile contare sulla complicità di politici al servizio delle lobby. Il mercato dei titoli della Grecia, ad es., è relativamente ristretto rispetto al bund tedesco: una condizione ottimale per una serie di vendite al ribasso, accompagnate da articoli negativi di Wall Street e da qualche valutazione pessimistica delle agenzie di rating. Tutto ciò può causare il tracollo dei prezzi e molto panico. Per accrescere il potere distruttivo di tali attacchi speculativi si usa, come scritto sopra, una forma di derivati, i CDS (soprattutto i “naked” CDS), che sono veri e propri giochi d’azzardo basati sulle scommesse.
In definitiva l’attacco all’euro è un tentativo d’esportare la depressione economica mondiale verso l’Europa, creando un caos di piccole monete che possono essere facile preda della speculazione, giacché l’euro è abbastanza forte da potersi difendere. Si tratta di scaricare la crisi sull’Europa, in modo da indebolire a tal punto l’euro da impedire di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro.

.
SONO I POPOLI LE RADICI DELLA UE

L’assetto costitutivo da dare all’Unione europea è in questo periodo in via di ratifica. L’idea di costruire una struttura centralizzatrice della UE, affinché sia una potenza mondiale, non può fare altro che legare le mani ai singoli Stati. La ricchezza di uno Stato o di un’unione di Stati è rappresentata dalle loro diversità interne.
Le differenti culture dell’Europa, la storia economica, politica, sociale di ciascuna nazione costituiscono la principale ricchezza del continente.
SONO I POPOLI LE RADICI DELL’EUROPA!
Occorre un federalismo accentuato, dove le linee generali sono sempre dettate dalla UE, mentre agli Stati sono demandate leggi specifiche con un raggio d’autonomia nettamente definito e più o meno ampio a seconda dei settori di attività.
L’Europa non può competere alla pari con gli USA nella tecnologia d’avanguardia, mediante la quale dettano legge, ma può competere portando avanti un discorso più evoluto di quello USA nel campo democratico e sociopolitico, adottando e pubblicizzando forme superiori di democrazia a decisione diretta, riconoscendo fin dal preambolo IL PRIMATO DELLA SOVRANITÀ DEL POPOLO.
È il grande Obiettivo.
Ormai siamo all’inizio della rivoluzione tecnologica che spinge inevitabilmente a una democrazia politica ed economica diretta: è estremamente necessario uno Stato europeo federale, dove l’autorità di controllo dei cittadini sui loro governanti a qualunque livello sia molto sviluppata. Allorché la maggioranza dei cittadini non è in sintonia con le decisioni prese dal potere politico o amministrativo o economico, deve avere lo strumento idoneo per cambiare prontamente.
Quanto sopra non sarebbe possibile all’interno di una Unione avente un governo accentratore: costituirebbe un appiattire o negare quanto prodotto nei secoli passati e non conquistare i traguardi che il progresso dell’umanità inderogabilmente propone.
Qualcuno potrebbe dire che i tempi non sono ancora maturi: ma è proprio per questo che bisogna portare avanti adesso tale impegno, altrimenti, quando i tempi sono maturi, si resta con un pugno di mosche in mano.
Troppo alto è il costo che pagano le popolazioni anche con le strutture della democrazia rappresentativa, che portano sempre più in vari paesi, compresi gli occidentali, a una paradittatura temporanea od offrono possibilità di golpe subitanei o al rallentatore, mediante l’aggiramento o l’abbattimento, da parte di caste economico-politiche, delle difese approntate dal sistema. Non abbiamo il bisogno di superiori o di rappresentanti a sé stanti, ormai siamo socialmente maggiorenni, è il segno dei tempi. Non cediamo al potere, incapace di risolvere le controversie se non con la guerra: “non cediamo ai bruti, esorta il grande Charlie Chaplin, che vi mandano a morire in guerre brutali o a uccidere altri come voi”.
SPALANCHIAMO LE PORTE ALL’AUTORITÀ DEL POPOLO!
Non abbiate paura di mettere l’economia al servizio del popolo, cioè dei più. Non abbiate paura della libertà del popolo. Non abbiate paura dell’uguaglianza che è alla base dell’autorità del popolo. Non abbiate paura della fratellanza universale che può realizzarsi solo con la sovranità del popolo.
Instaurare nella UE un governo centralizzatore oggi significa perdere il treno. Stiamo ben accorti, abbiamo da puntare soprattutto sulla sovranità diretta dei cittadini. LA DEMOCRAZIA È IL POPOLO!

.
LA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE

Uno dei costi da pagare al potere monopolista è la mancanza di un’informazione completa o veritiera. Nei regimi dittatoriali o assoluti, lo sappiamo, le fonti d’informazione sono tutte all’arbitrio di chi detiene il comando. Ma anche negli Stati a democrazia rappresentativa si verificano, specialmente in questo inizio di secolo, vari casi di riduzione della libertà d’informazione.
‘Freedom house’, un’organizzazione internazionale indipendente e non-profit, avente sedi a New York, Washington e in alcune città europee, pubblica ogni anno delle classifiche sul grado di libertà democratiche raggiunto dagli Stati nel mondo.
Per quanto riguarda la libertà d’informazione viene preso in esame il condizionamento esercitato dalle pressioni politiche, economiche e istituzionali, in base al rapporto stilato da ‘Reporters sans frontières’. Seguendo tale criterio sono calcolati degli indici che permettono di dividere gli Stati in tre grandi categorie: liberi, parzialmente liberi e non liberi.
Nel 2003 e nel 2004 il livello globale di libertà d’informazione è dapprima in declino, poi in leggera ripresa, ma si rileva un grave peggioramento in Russia, negli USA, in Italia e in Kenia.
Facendo riferimento ai suddetti indici relativi al 2004, la graduatoria degli Stati del pianeta, dai più liberi ai più oppressi, mostra ai primi posti i paesi scandinavi, mentre nelle ultime posizioni vi sono Birmania, Turkmenistan, Cuba e Corea del Nord. In particolare, l’Italia risulta essere al 77° posto, passando fin dall’anno precedente dalla categoria di ‘paese libero’ a quella di ‘parzialmente libero’, unica nell’Europa occidentale a trovarsi in tale situazione. A questo proposito riportiamo un estratto del testo originale della motivazione: “la libertà di parola e della stampa è garantita dalla costituzione, tuttavia, nel suo rapporto del 2003, ‘Reporters sans frontières’ classifica l’Italia ai posti più in basso di tutti i paesi occidentali riguardo alla libertà di stampa. In contestazione è il primo ministro, che continua a combinare il suo ruolo di capo del governo con quello di essere il capo del maggiore gruppo mediatico privato del Paese, che è suo, così come il suo indiretto controllo sulla direzione delle reti ‘Rai’. Ciò lo mette in grado di controllare il 90% dei media del Paese; l’Italia di conseguenza ha uno dei più concentrati mercati di mass media del mondo. Gli sforzi per far passare un ampio progetto sul conflitto di interessi fanno pochi progressi. L’accesso a internet è limitato da una legge del 2001 che permette al governo di bloccare i siti internet stranieri che contravvengono alle leggi nazionali”.

A titolo informativo ecco una sentenza (anno 1971) della corte suprema degli Stati Uniti su libertà di stampa e censura: “il governo non può censurare la stampa, in modo che la stampa sia libera di censurare il governo, di poter rivelare i segreti del governo e d’informare la gente”.
‘Reporters sans frontières’ dà annualmente anche un elenco degli Stati, dove una persona è arrestata se scrive su internet opinioni contrarie al regime locale. Nel 2005 risultano in queste condizioni: Corea del Nord, Arabia Saudita, Cina, Cuba, Tunisia, Bielorussia, Birmania, Iran, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam, Nepal, Libia, Maldive.
Per quel che concerne la valutazione di ‘Freedom house’ sulla libertà in generale, sia politica sia civile, di tutti gli Stati del globo, ecco le percentuali della ripartizione in:
 Stati liberi (a democrazia rappresentativa) = 46%
 Stati parzialmente liberi = 29%
 Stati non liberi = 25%.
Constatiamo che parecchi nel mondo devono sopportare l’enorme costo che ci propina il potere: abbiamo molto da prodigarci per sconfiggerlo.
Per maggiori dettagli e per aggiornamenti consultare il sito web: www.freedomhouse.org

.
LA CORRUZIONE ENDEMICA DEL POTERE

La corruzione è uno dei mali endemici del potere ed è tanto più accentuata quanto più il potere gerarchico è ‘forte’ o quanto più è estesa l’indigenza della popolazione. I danni che questo male produce nella società sono altri pesantissimi costi che i cittadini devono pagare.
L’organizzazione ‘transparency international’ pubblica ogni anno un indice, che merita la massima attenzione, sul grado di corruzione percepita negli Stati del mondo, di cui riporta la graduatoria. Qui i paesi sono scritti in ordine crescente, ossia ai primi posti risultano quelli con un basso indice di corruzione percepita fino ad arrivare man mano a quelli con indice molto elevato.
Per il 2005 sono presi in considerazione 159 Stati. I più ‘virtuosi’, ossia con minore corruzione percepita, risultano essere, nell’ordine: Islanda, Finlandia, Nuova Zelanda, Danimarca, Singapore, Svezia, Svizzera, Norvegia, Australia, Austria.
Al contrario si trovano nella situazione peggiore sotto questo aspetto: Ciad, Bangladesh, Haiti, Turkmenistan, Birmania, Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio, Angola, Somalia, ecc.
Sempre nell’anno in questione l’Italia è quarantunesima, la Cina è al 78° posto, la Russia al 126°.
Il sito web italiano per ulteriori informazioni e aggiornamenti è: www.transparency.it

.
LA CONDIZIONE FEMMINILE

Sul costo da pagare al potere gerarchico va tenuto presente anche quello delle donne. Ogni forma di gerarchia è spesso maschilista e in passato la condizione delle donne è sempre di asservimento: non possono studiare, non sono libere di agire, non hanno tutti i diritti, non possono accedere alla vita pubblica, sovente non possono avere la proprietà di alcunché, devono assoggettarsi completamente al volere del padre o del marito, se ripudiate o vedove rischiano la miseria, devono sottostare alle voglie del nobile padrone che ha su di esse il ‘diritto della prima notte’ di matrimonio.
In genere la situazione peggiora dove vige una religione di Stato: per il cattolicesimo medievale, ad esempio, le donne sono considerate strumento del diavolo se non risultano conformi ai requisiti imposti e arse vive (le streghe esistono anche per molte confessioni protestanti), non possono diventare sacerdoti, sono costrette a indossare la cintura di castità se il marito è assente. Nell’ebraismo antico sono lapidate se ritenute adultere, così come in vari paesi mussulmani, dove a volte sono costrette ad andare in giro col volto totalmente coperto o quasi. In molte culture devono sposare un uomo, mai visto prima, predestinato dai genitori e/o subire la poligamia. Soprattutto nel passato in India era bene che le vedove nel corso del funerale seguissero il marito nell’aldilà, facendosi bruciare assieme alla sua salma. In Cina pativano fin da bambine il tormento delle dita del piede ritorte; in vaste zone dell’Africa subiscono la mutilazione dell’infibulazione; in molti paesi organizzazioni potenti sfruttano le ragazze costringendole con la violenza alla prostituzione, ecc. (si tenga presente che considerazioni analoghe si possono fare nei confronti della condizione dell’infanzia in generale).
Le donne cominciano a prendere maggiore coscienza di sé, come visto nei precedenti capitoli, durante il medioevo, ma rischiano di essere trasformate in streghe, poi lungo il corso del Settecento col movimento di pensiero illuminista; in seguito nascono le associazioni femministe per il voto alle donne e l’uguaglianza dei diritti.
Anche ai nostri giorni la parità giuridica e sociale delle donne resta ancora da attuare pienamente. Quanto più il potere è accentratore tanto meno vi sono diritti femminili: i progressi maggiori si verificano nei paesi democratici.
Una ricerca sull’argomento è effettuata dal ‘World economic forum’, incontro internazionale di economia che si svolge ogni anno in Svizzera, il quale stila una sua prima classifica di 58 Stati (democratici sviluppati oppure emergenti) sul livello da questi raggiunto riguardo alla parità dei diritti fra i due sessi.
L’indagine si riferisce all’anno 2004 e tiene conto dei seguenti fattori: cariche ricoperte dalle donne nell’economia e nella politica; opportunità di carriera e differenze salariali in confronto agli uomini; livello d’istruzione conseguito; possibilità di benessere fisico; sostegno alla maternità.
Viene dato il posto di graduatoria occupato da ciascuno Stato: sono nettamente primi tutti i Paesi scandinavi, seguiti da Nuova Zelanda, Canada, Gran Bretagna, Germania, Australia. Fra i paesi europei ultimi in questo campo appaiono Grecia e Italia. In fondo alla graduatoria si trovano: Corea del Sud, Giordania, Pakistan, Turchia ed Egitto. Gli Stati non previsti nello studio (a parte quelli piccolissimi) risulterebbero probabilmente, nella maggior parte dei casi, al disotto della 58^ posizione.

Rita Levi-Montalcini, neurobiologa premio Nobel 1986 per la medicina, dichiara: “il capitale cerebrale e umano è identico per l’uomo e per la donna; solamente che nella donna è distrutto dalla cultura sociale, mentre nell’uomo è sopravvalutato”.
Vari movimenti femministi si battono per l’emancipazione delle donne e la parità dei diritti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *